I dati della Cgia di Mestre parlano chiaro: il Veneto è la regione che più di qualsiasi altra ha fatto ricorso al Superbonus per efficientare il proprio patrimonio residenziale. Nonostante questo record, la spesa in capo allo Stato per ogni intervento effettuato in Veneto è tra le più basse del Paese.
“A fronte di 59.652 asseverazioni depositate presso l’ENEA, l’incidenza di questo numero sull’intero stock di unità abitative presenti nella nostra regione è stato pari al 5,6 per cento” fa sapere la Cgia. Nessun’altra regione d’Italia ha registrato una percentuale superiore. Il dato medio nazionale è del 4,1 per cento. “Se da noi l’investimento medio è stato pari a 194.913 euro, solo la Sardegna e la Toscana, rispettivamente con 187.440 euro e 182.919 euro, hanno registrato degli importi inferiori – continua l’associazione degli artigiani di Mestre -. La media nazionale, invece, ha toccato i 247.819 euro. Gli oneri complessivi a carico dello Stato per le detrazioni maturate in Veneto hanno raggiunto complessivamente gli 11,6 miliardi di euro (pari al 9,5 per cento della spesa totale)”.

I proprietari di immobili in Veneto, dunque, sono stati i più solerti a utilizzare il Superbonus, anche se il valore economico medio degli interventi portati a detrazione è stato tra i più contenuti del Paese.
Una lettura che spinge la Cgia a ricordare le forti critiche rispetto alla misura: “In un momento così delicato, dove con la prossima legge di bilancio verranno chiesti sacrifici a tutti, aver speso oltre 6 punti di Pil per efficientare uno sparuto numero di abitazioni, fa arrabbiare chiunque abbia un minimo di buon senso – commenta Cgia -. In linea generale, con il cosiddetto 110 per cento lo Stato ha speso una cifra spaventosa pari a 123 miliardi efficientando una quota infinitesima di alloggi presenti nel Paese. Non solo, stando alle prime indiscrezioni, sembrerebbe aver favorito maggiormente i proprietari di immobili con una buona/elevata capacità di reddito, anziché rivolgersi in via prioritaria alle famiglie meno abbienti che, in linea di massima, presentano una probabilità maggiore di risiedere in abitazioni in cattivo stato di conservazione e con un livello di efficienza energetica molto basso”.
Superbonus, Cgia: “Risultati ambientali modesti“
“Ancorché non ci siano valutazioni scientifiche rigorose sotto il profilo ambientale, l’abbattimento di CO2 sarebbe molto contenuto. Sempre secondo la Banca d’Italia, le prime evidenze dimostrerebbero che nello scenario migliore i benefici ambientali del Superbonus compenserebbero i costi finanziari sostenuti in quasi 40 anni” prosegue la Cgia nella nota, e aggiunge: “Non solo, ci sono alcuni esperti internazionali che sostengono che la riduzione delle emissioni ottenuta con l’applicazione del Superbonus poteva essere maggiore, se si fosse incentivata l’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento degli ambienti, la cottura di cibi e la produzione di acqua sanitaria. Insomma, in alternativa al gas-metano, sarebbe consigliabile utilizzare vettori elettrici (come le pompe di calore e le piastre a induzione), che sono significativamente più efficienti delle tecnologie che impiegano fonti fossili”.
“Con 123 miliardi di euro avremmo teoricamente potuto costruire 1,2 milioni di alloggi pubblici, 400mila in più di quanti sono presenti nel Paese – prosegue la nota -. Con una differenza sostanziale: nel secondo caso avremmo compiuto un’azione di giustizia sociale che la misura attualmente in vigore ha paurosamente disatteso.Â


