Oggi la seconda udienza del processo per l’omicidio di Giulia Cecchettin. Presente l’imputato, Filippo Turetta, e il padre di Giulia, Gino Cecchettin. Assente invece la sorella
È presente oggi, per la prima volta, nell’aula della Corte d’Assise di Venezia per la seconda udienza, Filippo Turetta, che è stato interrogato nel processo per l’omicidio dell’ex fidanzata, Giulia Cecchettin.
È in aula “per onorare la memoria di Giulia”, ha spiegato il suo legale Giovanni Caruso, che sta portando avanti una strategia di “minima difesa”. Parole che fanno indignare, pensando al gesto compiuto dal giovane poco più di un anno fa. Su Turetta pesano le accuse di omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e dei reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi.
Elena Cecchettin: “Assente, devo prendermi cura di me stessa”
Non ha retto lo sguardo dei giudici del tribunale di Venezia e, ancor meno, quello del padre di Giulia, Gino Cecchettin, per il quale è giunto il momento forse più difficile di tutti: quello di ascoltare nei dettagli, direttamente dalle parole dell’assassino 22enne, come sia stata uccisa la figlia. Assente invece la sorella di Giulia, Elena Cecchettin, che ha spiegato attraverso una storia sul proprio profilo Instagram di non presenziare “non per disinteresse, ma per prendermi cura di me stessa. Sono più di 11 mesi che continuo ad avere incubi, 11 mesi che il mio sonno è inesistente o irrequieto. La mia salute mentale e soprattutto quella fisica ne hanno risentito. Ho perso il conto delle visite mediche che ho dovuto fare nell’ultimo anno. Seguirò a distanza anche tramite i miei legali, tuttavia non parteciperò”.

La seconda udienza al tribunale di Venezia: le prove, il racconto
In aula sono state mostrate le foto delle macchie di sangue lasciate sull’asfalto del parcheggio di Vigonovo, a 150 metri da casa Cecchettin dove era avvenuta la prima aggressione. “Non lo so, forse l’ho colpita, non mi ricordo se l’ho fatto o meno in quel momento, ricordo che avevo il coltello in mano e poi si è rotto il manico, forse l’ho colpita”, ha dichiarato Turetta, che nel corso dell’interrogatorio che prosegue da ore, non è mai stato in grado di pronunciare il nome di Giulia, pur ammettendo senza di averla uccisa.
”Ho pensato di toglierle la vita”, ha affermato lo studente 22enne, rispondendo al pm di Venezia, Andrea Petroni, che gli ha chiesto se compilando la famosa lista del 7 novembre (con i coltelli e gli strumenti per legarla) avesse già in mente il delitto. “Quella sera scrivendo quella lista ho ipotizzato questo piano, questa cosa, di stare un po’ insieme e di farle del male – ha ammesso Turetta -. Ero arrabbiato, avevo tanti pensieri, provavo un risentimento che avessimo ancora litigato, che fosse un bruttissimo periodo, che io volessi tornare insieme e così… Non so, in un certo senso mi faceva piacere scrivere questa lista per sfogarmi, ipotizzare questa lista che mi tranquillizzava, pensare che le cose potessero cambiare. Era come se ancora non la dovessi definire, ma l’avevo buttata giù”.
La speranza di riallacciare il rapporto con Giulia non era venuta meno nel suo ex fidanzato. “C’erano delle cose, un po’ per il passato recente, negli ultimi tempi, che mi portavano ad avere la speranza di tornare insieme. Negli ultimi tempi ci vedevamo, e ci scrivevamo. Era la mia percezione, quando eravamo in presenza, fisicamente. A volte potevo percepire delle cose, altre volte meno“, ha affermato il 22enne, che aveva tuttavia ricevuto anche alcuni messaggi nei quali la giovane aveva spiegato di non voler affatto tornare con lui, come ha ricordato anche il pm Petroni. “Io volevo tornare insieme a lei e di questo soffrivo molto e provavo risentimento, molto, verso di lei. Avevo rabbia perché sostanzialmente soffrivo di questa cosa, volevo tornare insieme e lei non voleva. Mi faceva rabbia che non volesse“, ha spiegato Turetta.
L’attaccamento di Filippo Turetta nei confronti di Giulia Cecchettin
Rabbia che il giovane aveva già in precedenza sfogato su Giulia in un’altra occasione: una sera, di fronte a una gelateria, a Padova. “Eravamo in macchina, stavamo discutendo di questa lista di motivi per cui mi aveva lasciato, parlando di uno di questi motivi ero nervosissimo, le ho fatto così sulla coscia. Non volevo essere violento, non sono riuscito a trattenermi“, ha raccontato Turetta.
“Volevo tornare assieme a lei, soffrivo molto e provavo risentimento verso di lei. Avevo rabbia perché soffrivo di questa cosa e questo mi ha sconvolto – ha affermato Turetta, rispondendo all’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile -. Volevo che il nostro destino fosse lo stesso per entrambi e quindi… Io penso sia questa la verità – ha aggiunto-: in macchina abbiamo litigato perché volevo tornare insieme, così come avevo fatto nei giorni precedenti, anche in chat”.
Un attaccamento morboso, che non ha lasciato scampo alla ragazza, quando nella notte dell’11 novembre 2023 ha rifiutato ancora una volta di dare un’altra possibilità a Filippo Turetta. “In quel momento ho sentito di aver perso per sempre la possibilità di tornare insieme. Non avere più un rapporto, ho percepito questo: di perdere la possibilità di un rapporto“, ha ammesso il ragazzo, che si è quindi rivolto a Giulia“in un tono alterato” al quale lei “giustamente ha reagito malissimo”.
L’omicidio di Giulia
Una lite sfociata nella peggiore delle tragedie: una doppia aggressione, finita con 75 coltellate, di cui tuttavia Turetto non ha chiara memoria. La condanna a morte di Giulia era già stata sentenziata nel parcheggio di Vigonovo, a 150 metri da casa Cecchettin, dove era avvenuta la prima aggressione: Turetta aveva costretto la 22enne a salire sulla propria auto. “Devo averla colpita anche in macchina. Lei si muoveva e volevo farla stare ferma, l’ho colpita ma non ricordo come. Non ricordo quante volte, almeno una volta l’ho colpita poi non so dire quanto e dove…non guardando bene, davo colpi a caso”, ha ammesso l’imputato.
Da Vigonovo a Fossò, Giulia non ha avuto modo di chiedere aiuto. “Penso di aver preso il suo cellulare e di averlo spento e allontanato da lei per impedirle che chiamasse aiuto – ha raccontato Turetta, che avrebbe poi gettato il telefono di Giulia dopo la sua morte “in una specie di fossato in una stradina secondaria, insieme al coltello”.
È nell’area industriale di Fossó però che Giulia Cecchettin, dopo aver tentato la fuga, viene accoltellata a morte ripetutamente: “Lei si opponeva, non sarei riuscito mai a riportarla dentro in macchina”. Giulia, ormai senza vita, era stata quindi caricata nell’auto e la fuga del suo ex è proseguita fino al lago di Barcis, dove ha abbandonato il corpo della giovane. Poi il viaggio di Turetta è continuato: fra le montagne fino in Germania, dove è stato arrestato a una settimana dall’omicidio.
“Ha punito Giulia perché non voleva tornare con lui. È un omicidio premeditato, dove un uomo senza empatia ha colpito. Purtroppo, gli uomini senza empatia sono tutti uguali”, ha dichiarato Nicodemo Gentile, avvocato di parte civile per Elena Cecchettin, sorella di Giulia, durante una breve pausa della seconda udienza in Corte d’Assise a Venezia.
Gino Cecchettin: “Ho capito chi è Filippo Turetta”
“Ho capito benissimo chi è Filippo Turetta – ha dichiarato il padre di Giulia, Gino Cecchettin, lasciando l’aula prima che a prendere la parola fosse la difesa del giovane –, non ho bisogno di restare, per me è chiarissimo e per me la vita del prossimo è una cosa sacra”. Ascoltare gli ultimi momenti della vita della figlia è stato forse uno dei momenti più difficili per il padre.
Zaia: “Un dolore che non si spegnerà mai”
Non è mancato il messaggio del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che sui social ha sottolineato come la tragedia di Giulia Cecchettin abbia “segnato profondamente tutti noi ed è ancora una ferita viva. Il nostro pensiero è sempre con papà Gino e con la sorella e il fratello di Giulia, che da un anno fanno i conti con un dolore che non si spegnerà mai”.
Il sindaco Luca Martello: “Non riesco ad immaginare attenuanti, i miei concittadini vogliono riuscire a superare”
“Mi auguro che le dichiarazioni dell’imputato, che oggi è stato presente in tribunale a Venezia, reo confesso dell’uccisione di Giulia, non siano tatticismi finalizzati ad ottenere sconti di qualche tipo. Non ci devono essere spettacolarizzazioni del processo, ma neppure trattamenti mitiganti in nome del fervore mediatico che dalla vicenda ne è derivato. Sono certo che i giudici applicheranno la legge in base ai fatti accertati, peraltro molti già noti e chiari agli occhi e alle coscienze di tutti. La cittadinanza di Vigonovo ha vissuto momenti di forte sofferenza per questo fatto e oggi colgo nei miei concittadini la volontà di provare anche a superare, senza dimenticare, quanto è successo. Ammiro e ringrazio papà Gino Cecchettin, che con grande forza si sta impegnando in ogni modo; credo che oggi abbia voluto, con la sua presenza in aula, garantire a Giulia e per Giulia, la miglior testimonianza del dovere di responsabilità totale, di certo dolorosa, che ognuno deve sapersi assumere”.
Camani e Luisetto (Pd): ” Omicidio Cecchettin: le memorie di Turetta sono specchio di barbarie contro cui serve mettere in campo ogni sforzo. in una battaglia di civiltà”
“Le parole, le memorie di Filippo Turetta, con l’ammissione della premeditazione e i passaggi di una storia in cui una relazione normale tra ragazzi diviene una macabra evoluzione che porta alla legittimazione del diritto al possesso, sono tragicamente uno specchio di barbarie contro cui mettere in campo ogni possibile azione, ogni strumento per prevenire, monitorare, intervenire. In una battaglia di civiltà contro una cultura malata”. La presa di posizione, nel giorno della seconda udienza del processo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, è delle consigliere regionali del Pd, Vanessa Camani e Chiara Luisetto. “Esprimiamo piena solidarietà al padre di Giulia, costretto oggi in un’aula del tribunale a riascoltare una ricostruzione tanto lucida quanto violenta. Una pagina di fronte alla quale si rimane attoniti ma che impone ancora di più un impegno totale, civile ed istituzionale, per sradicare dalla società una piaga così aberrante”.



