Stop del Tar del Lazio alle trivellazioni sul Delta del Po, Alleanza Verdi Sinistra: “Mancava la valutazione degli effetti dello sfruttamento del giacimento nella interazione terra-mare”
Tutto era incominciato nel 2021, quando due Ministeri avevano dato il loro via libera alle trivellazioni al largo del Delta del Po per l’estrazione di gas. Una scelta che aveva riportato a galla l’incubo trivelle in tutto il Veneto e soprattutto proprio nella zona del Delta. Soltanto pochi giorni fa però, dal Tar del Lazio è arrivato lo stop: bloccato il progetto, dunque, perchè è stata riconosciuta l’assenza di valutazione di incidenza sull’area marina protetta “Nord Adriatico-Delta del Po”.
Un “no” che ha risvegliato la speranza delle numerose associazioni ambientaliste e di tutti gli enti che in questi anni hanno cercato a gran voce di scongiurare le trivellazioni. Tra questi, vi è anche Alleanza Verdi Sinistra. “È una prima vittoria di un ampio fronte di associazioni ambientaliste, enti locali e rappresentanti dei territori – ha commentato la capogruppo di AVS alla Camera, Luana Zanella, -. Grazie a tutte le associazioni e alle Amministrazioni ricorrenti per il gran lavoro svolto a beneficio di un ampia comunità“.
La sentenza del Tar del Lazio che blocca il progetto trivelle sul Delta del Po
Ciò che ha fatto il Tar del Lazio è stato accogliere il ricorso contro il Decreto Ministeriale n. 116 del 29 marzo 2021, adottato dal Ministro della Transizione Ecologica (ora Ambiente) di concerto con il Ministro della Cultura, il quale dava un giudizio di compatibilità ambientale sul progetto di trivellazione di un’area nel Delta del Po, nell’ambito della concessione della Po Valley Operation Pty LtdNel 2021.
Sulla base di questo decreto, era già stata fatta una trivellazione a meno di un chilometro dai confini del Delta del Po, tra le 6 e le 12 miglia marine di distanza dalla costa, sito marino di interesse comunitario. “Ricordo che nel 2015 l’UNESCO ha riconosciuto la zona umida del Delta del Po come riserva di biosfera del programma ‘Man and the Biosphere’”, ha specificato Luana Zanella.
Il ricorso contro il Decreto ministeriale era stato proposto da diversi organismi: Ente Parco Regionale Veneto Delta del Po, Provincia di Rovigo, Comune di Adria, Comune di Taglio di Po, Comune di Ariano nel Polesine, Comune di Loreo, Comune di Rosolina, Comune di Papozze, Comune di Corbola, Comune di Porto Viro, Comune di Porto Tolle. Tutti insieme infatti sostenevano che lo sfruttamento del giacimento di gas andava respinto per sette motivi: il decreto in questione avrebbe dovuto valutare gli interessi in conflitto, coordinandosi con l’istituzione del sito marino (comunicata a dicembre 2020 alla Commissione Europea); eccesso di potere, poiché l’atto impugnato riguarda un giacimento posto nell’area marina protetta collocata all’interno delle dodici miglia nautiche dalla costa, ponendosi contro il divieto di nuove trivellazioni, dal momento che non si deve tenere conto soltanto della collocazione dei pozzi e della piattaforma di progetto; non sono stati approfonditi adeguatamente alcuni profili di grandissima importanza e delicatezza, in particolare i possibili effetti delle trivellazioni sul fenomeno già esistente della subsidenza, rilevante non solo per la aumentata profondità del mare, ma anche per il progressivo abbassamento del piano di campagna (verificatosi nella misura di tre metri nei soli anni dal 1951 al 1980); non è stato adeguatamente valutato l’impatto – anche acustico – sulle specie della fauna marina; non sarebbe stato adeguatamente valutato l’impatto del progetto sull’attività di pesca; violazione della direttiva n. 2014/89/UE, e di altre norme italiane poiché sarebbe mancata la valutazione degli effetti dello sfruttamento del giacimento nella interazione terra-mare.


