A rischio il posto di 78 dipendenti della sede di Colognola ai Colli della multinazionale greca SEBA. Ieri il tavolo di crisi, Mantovan: “Si riconsideri la decisione in palese contrasto con l’eccellenza sinora dimostrata“
Si è svolto ieri nella sede regionale il primo incontro del tavolo istituzionale relativo alla situazione dell’azienda Sunlight European Battery Assembly – SEBA di Colognola ai Colli (VR), parte del gruppo greco Sunlight, specializzato nella produzione di batterie per la mobilità e industriali.
L’incontro, coordinato da Giuliano Bascetta dell’Unità di crisi aziendali di Veneto Lavoro, ha visto riunirsi la Direzione Lavoro Regionale, l’azienda con i suoi consulenti assistita da Confindustria Verona e le organizzazioni sindacali FIOM CGIL e FIM CISL con i rappresentanti dei lavoratori, con l’intento di trovare una soluzione alla decisione della Sunlight, ovvero quella di licenziare oltre 70 lavoratori, secondo quanto affermato dall’azienda, per un calo di fatturato, mettendo così tuttavia in difficoltà numerosissime famiglie.
Nello specifico sarebbero interessati dalla decisione della greca Sunlight 73 dipendenti a tempo indeterminato, un lavoratore a tempo determinato e 4 lavoratori in somministrazione.
L’antefatto: licenziamento collettivo per 78 lavoratori della Sunlight
“Meno di una settimana fa alla Regione del Veneto è stato formalmente comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per i tutti e 78 i lavoratori di Sunlight European Battery Assembly di Colognola ai Colli (VR). La notizia ci ha sorpreso – ha spiegato l’assessore al Lavoro della Regione Veneto, Valeria Mantovan – in quanto, a fronte di buoni risultati di bilancio, la decisione di chiusura e licenziamento è stata motivata da un esiguo calo di fatturato e dal fatto che il gruppo proprietario ritenga un doppione lo stabilimento veronese in virtù delle acquisizioni societarie realizzate nel 2023”.

“Ironia della sorte – ha osservato l’assessore Mantovan – proprio lo stabilimento italiano aveva consentito al gruppo di superare le conseguenze nefaste di un incendio che aveva colpito una sede greca nel 2018. Oggi non possiamo che richiedere all’azienda di riconsiderare una decisione che ci appare in palese contrasto con l’eccellenza sinora dimostrata dal gruppo in ambito produttivo e progettuale, specie nella ricerca e nello sviluppo”.
Mantovan: “Serve un piano industriale di rilancio, invece di una chiusura distruttrice di valore”
“A tal proposito ricordo che sono stati beneficiari di un finanziamento comunitario per la ricerca per ben 49,9 milioni di euro – ha aggiunto Mantovan –. L’eccellenza di una multinazionale leader del settore, oggi, va dimostrata anche sulla base di fattori non economici e produttivi, come la responsabilità sociale rispetto a un territorio e ai suoi lavoratori. Riteniamo che un gruppo con elevate competenze progettuali possa utilizzarle anche nella definizione di un piano industriale di rilancio che, invece di una chiusura distruttrice di valore, possa prevedere di adeguare le attività dello stabilimento veronese alla strategia di sviluppo del gruppo”.

“Come Regione – ha sottolineato l’assessore Mantovan – abbiamo già dichiarato la nostra intenzione di valutare, a supporto di qualsiasi strategia aziendale alternativa, l’impiego di tutti gli strumenti disponibili a livello nazionale e regionale, dagli ammortizzatori sociali alle politiche attive per il lavoro. I referenti aziendali presenti al tavolo odierno riporteranno all’headquarter in Grecia le nostre richieste e disponibilità”.

Hanno dunque preso via con l’incontro di ieri i primi confronti tra le varie parti in causa, mentre nella mattinata i lavoratori hanno aderito allo sciopero di quattro ore, indetto dai sindacati FIM-CISL e FIOM-CGIL di Verona, di fronte ai cancelli dell’azienda. Il prossimo incontro del tavolo regionale di crisi è previsto per il prossimo 28 novembre



