La Cgil Veneto critica il Decreto Flussi accusato di aggravare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e di ostacolare i ricongiungimenti familiari
Silvana Fanelli, segreteria regionale Cgil Veneto, sottolinea: “L’approvazione del nuovo provvedimento sui flussi di ingresso regolari in Italia, avrà delle ripercussioni negative anche nella nostra regione perché, così com’è stato concepito, alimenta il fenomeno dell’immigrazione clandestina e non solo. Interviene negativamente anche sui ricongiungimenti familiari, cioè verso coloro che vorrebbero costruire un progetto di vita stabile nella nostra regione, allungando i tempi minimi di permanenza continuativa nel paese per poter fare la richiesta di ricongiungimento. Ancora una volta, è stato emanato e approvato un provvedimento che risponde solo alla visione restrittiva e punitiva che ha questo Governo sul fenomeno migratorio. Si tratta di politiche totalmente fallimentari, le stesse politiche che hanno prodotto l’Hotspot in Albania (che testimonia anche uno spreco altissimo di risorse pubbliche) e quanto sta avvenendo sulla rotta balcanica, con i comuni lasciati in totale solitudine a gestire questa vicina rotta di ingresso. A tutto questo si aggiungono poi ulteriori sanzioni e fermi amministrativi per le Ong che si occupano di salvare vite umane.
Di fronte all’urgenza di incentivare afflussi regolari dall’estero o di regolarizzare chi è già presente sul nostro territorio, si preferisce reiterare e ampliare le limitazioni riguardanti le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno. Ancora non è stata stabilita la percentuale di ingressi assegnata alla nostra regione. Nel 2024 tale percentuale ammontava al 13% delle quote nazionali, ossia 20.550 per il Veneto, di cui 13.500 quote dedicate al lavoro stagionale agricolo e in parte turistico, e poco meno di 1100 per i posti dedicati all’assistenza familiare sociosanitaria. Numeri nettamente inferiori alle richieste e alle necessità stimate.
Riteniamo inoltre molto grave e negativa la formulazione dell’art. 18-ter in quanto restringe le condizioni per accedere alla protezione speciale per i casi di sfruttamento lavorativo e caporalato, fenomeno ormai radicato in Veneto, riducendo la protezione di queste persone ridotte quasi in schiavitù da una parte di sistema produttivo privo di scrupoli.
Infine, particolarmente grave è la parte che si riferisce alle disposizioni procedurali processuali, l’assegnazione della competenza giuridica alla corti di appello in luogo dei tribunali delle sezioni specializzate immigrazione. La norma contraddice tutta la discussione oggetto di riforma della giustizia sulla velocità dei processi. Infatti, l’assegnazione della competenza alle corti di appello rischia di creare disagi notevoli allo svolgimento di tutte le attività processuali, a prescindere dal tema specifico dell’immigrazione. Si tratterebbe di una ricaduta gravosa che rischia di paralizzare qualsiasi azione giudiziaria. Una previsione su cui anche il Csm ha espresso un parere negativo, che verrà trasmesso al Guardasigilli Carlo Nordio, ma che non è vincolante”.


